La Storia

Il fico e la storia di Caneva

L’area coperta dal comune di Caneva è situata al piede sud dell’altopiano del Cansiglio, ha da sempre costituito un habitat ideale per l’insediamenteo umano, numerosi sono stati i ritrovamenti che segnalano la presenza dell’uomo in queste zone fin dal Neolitico (11000 a.C.).
La vera comunità prese però forma verso l’anno 1000, quando gli abitanti della pianura e dei colli, per sfuggire alle numerose e tremende invasioni barbariche, fra cui soprattutto quelle dei ferocissimi Ungari, cinsero di mura il borgo incastellandolo, con il mastio e l’annessa chiesa di San Tomaso.

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Stemma del Comune di Caneva

Da allora tutte le testimonianze parlano di Caneva come di un comune sempre presente nella storia del luogo, che diventò importante soprattutto durante il patriarcato del Friuli sotto il controllo del patriarca di Aquileia, agevolata in questo in quanto costituiva l’ultimo baluardo del Friuli vicino a Ceneda, altro comune importante che ha segnato la storia locale.
La sua comunità si è sempre distinta perchè profondamente libera di pensiero e d’azione, restia ad ogni tipo di governo esterno, da cui il fatto che non ha avuto signoria ma solo capitani del popolo, rappresentanti della stessa nel consiglio del Patriarcato. Questa mentalità segna ancor oggi profondamente la gente di Caneva, al punto da diventare un “modus vivendi”.

Caneva è nota anche per la fama dei suoi abitanti, per le arti ed i mestieri da sempre svolti, che hanno segnato l’evoluzione della vita nel comune. Ad esempio fu una delle prime città a dotarsi di 4 filande, tra i primi esempi in Italia di industria a conduzione prettamente femminile. Fu proprio a Caneva che nacquero le prime fornaci di calce, che poi si sono evolute in cave di pietra, e successivamente di un carbonato di calcio purissimo (99,98%), noto in tutto il mondo. Durante le 2 guerre si distinse per le gesta eroiche dei suoi cittadini, legate alla profonda libertà maturata nella mentalità di ognuno, tant’è che in Italia, in percentuale rispetto agli abitanti, è uno fra i comuni ad aver un maggior numero di onorificenze al valor militare. Durante la Resistenza, proprio perchè aleggiava questa forma di libertà innata, le repressioni nel territorio furono molteplici, come molteplici le battaglie tra truppe regolari e partigiani. Caneva è stata segnata profondamente dall’emigrazione, a cominciare da quella del 1800, verso Bulgaria e Romania, all’interno del impero Austro-Ungarico, per proseguire poi con quella Sud Americana (Brasile), per arrivare alle più vicine (Francia, Svizzera, Belgio Germania), paesi ove tuttora esistono numerose comunità che per lo più parlano ancora il dialetto originario.

La coltivazione del fico nero, localmente denominato “figomoro“ è diffusa nel comune di Caneva fin dai tempi più remoti, come dimostrano parecchie testimonianze ritrovate e tuttora in possesso.

Il particolare microclima dell’area pedemontana, collocata a ridosso delle Prealpi, la ricchezza di calcare e di vari sali minerali del sottosuolo, tra cui tanto ferro, e la collocazione delle piante in declivi decisi, conferiscono ai frutti della zona, elevate caratteristiche qualitative ed organolettiche, facilmente identificabili.

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Le prime testimonianze scritte relative al FigoMoro da Caneva risalgono al XIV° secolo, ma soprattutto ai tempi della Serenissima Repubblica Veneta, quando viene citato come “frutto speciale che i porta da Caneva”, scoprendo così che era già noto nell’antichità (1460/1500) come prodotto specifico, tipico della zona, il cui gusto e sapore erano talmente decantati, da renderlo ricercato già in un periodo storico nel quale la domanda era sostenuta, e si confrontava quindi con prodotti provenienti da tutto il Mediterraneo.

Il suo pregio è storicamente riconosciuto, tanto d’aver costituito un’importante disponibilità alimentare soprattutto per le sue doti energetiche e medicali.

A tal punto era apprezzato il FigoMoro da Caneva, da imbarcarlo in tutte le navi della flotta Veneziana, sotto forma di fico secco. I frutti freschi e i derivati erano invece riservati alla nobiltà. Dal dal XIV al XIX secolo e successivamente fino a qualche decennio fa, la sua vendita si è diffusa in modo importante nella Repubblica Veneta, nel Bellunese e nel Padovano, ov’è tuttora presente nei mercati zonali. Le piante, anche molto vecchie, sono presenti sul territorio, qualche volta abbinate alla coltivazione della vite o del gelso, molto più spesso spontanee, perse in modo casuale, in prati in declivio.

Alcuni documenti..

Numerose sono le testimonianze storiche che attestano la presenza e l’importanza del Figo Moro da Caneva fin dai tempi antichi,

come il presente contratto di affittanza di un terreno datato 1374, che elenca quanto esistente sul fondo.

Da “Annali del Friuli” di F. Manzano,
vol IV pag 177

archivio storico di Udine

...Dal mese di marzo 1324 alla fine di luglio ci fu siccità, se si eccettua il principio di giugno in cui caddero grandi pioggie. Dal 22 luglio, alla natività del signore, non vi fu quasi alcuna pioggia, e diremo che tutto l’anno fu secco, con grande abbondanza di grani e vini. Il formento valeva 12 grossi, il miglio 6, il sorgo2. Un’oncia di vino 6 grossi. La primavera fu precoce: in aprile v’era quantità di rose e molte ciliegie a maturazione; anche le uve, prima della festa di Santa Margherita (10 Giugno) si rinvennero mature; il fior di fico lo si trovava mangiabile diggià ai 8 di giugno........