Il fico e il FigoMoro da Caneva

Il fico nella vita di tutti i giorni

La maggior parte del fico è usata nell’alimentazione umana, come:

prodotti freschi, alcuni anche distillati (da cui una stupenda grappa),
prodotti trasformati: produzione di marmellate, mostarde, frutta sciroppata, base per gelati e pasticceria, etc,
prodotti essiccati, che sono la parte più rilevante del commercio, in quanto durano quasi illimitatamente.

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Fiorone: Caratteristica la spaccatura sulla buccia.Dimensioni maggiori mediamente 8/9 cm Ø 5cm, peso 50g
Fiorone: Caratteristica la spaccatura sulla buccia.Dimensioni maggiori mediamente 8/9 cm Ø 5cm, peso 50g

Il prodotto, alla raccolta, contiene infatti l’80% d’acqua ed il 12% di zuccheri che essiccandosi quintuplicano, mentre la soluzione acquosa si riduce ad un terzo. Molti sono venduti anche farciti, o cosparsi di zucchero, miele e cioccolato. Anticamente erano usati per il taglio del caffè, e per tutti i surrogati da esso derivanti.

Recentemente il suo valore nutritivo è stato ulteriormente esaltato dalla scoperta di nuove proteine contenute, che sembrano particolarmente favorire l’equilibrio ormonale.

Esiste anche un piccolo mercato, sempre di prodotti freschi, destinato ad aziende farmaceutiche per l’estrazione di sostanze pure, tra le quali il calcio (produzione di latte per neonati), farmaci omeopatici e per l’asportazione di calli o verruche, ecc. La ficina (usata sempre per scopi farmaceutici) è invece estratta dalle foglie.
Una nota non tanto di colore, ma quanto di importante realtà deriva dalla certezza che fra i primi sistemi di cagliatura dei formaggi si adottò l’uso del classico ramo di fico. Tuttoggi in zona esistono ancora dei produttori che seguono questo antico metodo.

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Il FigoMoro da Caneva

Originario della Caria nell’Asia Minore, il fico nero, localmente chiamato “FigoMoro” o “Longhet” o “Figo della jozza”, è diffuso nella zona sin dai tempi più remoti, tanto che la specie è considerata autoctona.

Il particolare microclima dell’area pedemontana a ridosso delle prealpi Carniche, tra i comuni di Caneva e Cordignano, la ricchezza dei minerali disciolti nel sottosuolo, come il carbonato di calcio, ferro e potassio, oltre alla collocazione delle piante in “declivi decisi” privi di ristagni d’acqua, conferiscono ai frutti elevate caratteristiche qualitative e organolettiche.

Il FigoMoro, sottoposto ad analisi organolettica, ha dimostrato di possedere caratteristiche legate alla grande concentrazione di fentocianosidi (normalmente migliorativi della vista e base del tipico colore viola-porpora), sostanze pectiche (che prevengono le ostruzioni delle vene), un elevato contenuto di zuccheri puri che oscillano intorno al 12-13% per la maggior parte invertiti, mentre il suo contenuto in fibra è del 3%, 2% della quale solubile in acqua.
La presenza di blandi lassativi regolatori delle funzioni intestinali, ed anche di buona concentrazione in calcio, lo rendono particolarmente indicato alle donne in gravidanza e/o menopausa, ma anche ai bambini nella giovane età. Il suo pregio è storicamente riconosciuto per aver costituito un’importante disponibilità alimentare sino a qualche decennio fa, per le doti energetiche e medicali che lo caratterizzano.

VALORI NUTRIZIONALI IN 100 G

Più volte analizzato, il “FigoMoro” da Caneva, ha dato questi valori:

Sodio 1,4 mg
Potassio 212 mg
Calcio 63 mg
Magnesio 20 mg
Ferro 0,4 mg
Manganese 0,045 mg
Rame 0,085 mg
Zinco 0,188 mg
Fosforo 20 mg
Grassi 0,3 g
Proteine 0,8 g
Carboidtati 61g
Valore Energetico 250k/cal

Con la valorizzazione del prodotto, seguita dall’avvento del Consorzio, che ha rilanciato il prodotto su un mercato che stava quasi scomparendo, forse anche per l’entusisamo nato dalla presenza di molti chef in zona, si sta rivalutando l’uso del prodotto sia fresco che trasformato in cucina.
In particolar modo si è riusciti a riportare i sapori di una CUCINA PRE-COLOMBIANA, ossia precedente all’avvento del mais, del pomodoro e delle patate, prodotti che ormai hanno talmente abituato il nostro palato da modificarlo in maniera profonda. L’uso del fico infatti, assieme all’uso di poco sale, elemento difficile da reperire in zona ai tempi, sta ridando gli esatti sapori e le tendenze in voga prima della scoperta dell’America. Da qui sono nati molti piatti di estrema raffinatezza, soprattutto i “primi”, campo ritenuto fino a ieri improbabile, dando vita a dei sapori di estrema genuinità.

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Foglia di FIGOMORO a sinistra, fighetta bianca del Friuli (Dignano) e a destra fico bianco (Vittorio Veneto)